Scarica gratis - Goeffrey Chaucer – Microcosm and Macrocosm
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Appunti in inglese su Goeffrey Chaucer, Canterbury Tales, Microcosm and Macrocosm Anteprima dell’appunto
Geoffrey Chaucer Chaucer were a busy middle class-man. Little is recorded about him as a man and a poet. He was born around 1343, the son of a London wine merchant. He led a vary busy life: he served three kings, [...]
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Chaucer
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Canterbury Tales: riassunto in lingua inglese

dicembre 9th, 2008 at 5:45 pm
Creata dal genio letterario di Pirandello a mio parere questa è una delle più belle piece teatrali mai scritte. Ho avuto persino la fortuna di vederla recitare dalla compagnia di Strehler, e forse anche per questo il mio giudizio è, diciamo, di parte.
Bisogna innanzitutto immaginare l’epoca in cui è stata pensata: il periodo precedente era finito ponendo all’uomo seri interrogativi su chi fosse, quali erano i suoi scopi. Risposte in realtà non ve n’erano e questo vuoto cosmico si era riflesso nella società in quello che venne definitio “mal du siecle”.
Diversi furono i modi di approcciarsi a tale domanda: c’è chi ricercò una risposta in se stesso, chi cercò di fuggire dal mondo (creandosi il proprio “dolce nido”), chi vi si rifuggiò con tutte le scarpe (andando alla ricerca del “vero”), chi arrivò a dire “parlate per voi, io vi sono superiore”, chi si rifuggiò nel passato andando a rispolverare i classici (chiaramente solo un professore della normale poteva tanto… :6 ), chi nel futuro sospirando la fama sepolcrale. Da questo coro di voci si distingue Pirandello.
Lui non si chiede perchè, ma come. Lui prende tutte queste rispote, le confronta, le accomuna. Perchè i classici sono ancora lì, perchè si ottiene la vita eterna con la fama dopo la morte, perchè il mondo così come è ci sopravvive? Tutte le cose eterne “sono” e basta. Le cose caduche “diventano”. Lui studia l’essere ed il divenire, apre nuovi interrogativi e crea il più grande palcoscenico esistente per coinvolgere più persone possibile in questa diatriba: il suo palcoscenico è mondo, Le sue opere non finiscono mai nel teatro (basti pensare ai sei personaggi in cerca di autore che vengono messi dall’autore tra il pubblico…) ma li crea per instillare il dubbio nel pubblico e stimolarne l’intelletto. Non per nulla l’ultima opera teatrale è “i giganti della montagna” in cui dichiara chiaramente il suo fallimento in tale tentativo… eheheh il granito non ragiona!
Questa piece in particolare narra di un paesino. Lì ci si trasferisce una strana famiglia, provenienti da un posto distrutto da un cataclisma. I componenti sono tre persone: un uomo, una donna e un vecchia. L’uomo e la donna abitano insieme. La vecchia in un’altra casa.
I vicini vedono svolgersi ogni giorno tale vicenda: la donna non esce mai di casa, ma si fa portare le sue necessità dalla vecchia. La vecchia però non può entrare in casa, ma le passa il tutto in una cesta che la donna cala dalla finestra.
Il popolino inizia così a mormorare e piano piano si raduna in una specie di riunione segreta. Nessuno sa dare una spiegazione plausibile e quasi si decide l’intervento delle forze dell’ordine.
Ma ecco che all’improvviso si presenta la vecchia:
“Vedete – spiega – lei è mia figlia. Dove abitavamo lui ha perso tutta la sua famiglia e le persone care ed ha svilppato un attaccamento maniacale verso la poverina tale da non farla avvicinare da nessuno e nemmeno farla uscire di casa. E così per amor suo mia figlia ha deciso di assecondarlo…”
Il popolino mormora e ringrazia. E quando la vecchia se ne va iniziano a discutere, pensano a come far curare l’uomo, c’è chi propone di internarlo.
E’ a questo punto che entra in scena l’uomo:
“Vedete – spiega – lei è la mia seconda moglie. Nel paese dove abitavamo però ero già sposato. La mia prima moglie era la figlia della vecchia che vedete ogni giorno. Purtroppo si ammalò gravemente e perì. Io riuscii a farmene una ragione, cambiai paese e mi risposai. La mia povera suocera però non del tutto sana di mente crede che la sua figliola sia ancora in vita e scoprire la realtà la porterebbe nella tomba. E’ per questo che mia moglie ha deciso di rimanerle lontano ma farle cmq credere di essere sua figlia. Anche a costo di non uscire mai”
A questo punto è chiaro che l’unico modo per sapere come stanno le cose è rivolgersi alla donna e farsi dire da lei. Così nell’ultimo atto entra in scena questa donna, volto coperto e pronuncia un’unica sola frase: “Così è. Se vi pare.”
Pirandello lascia così al pubblico la possibilità di ragionare e decidere dove sta il torto e dove la ragione sapendo bene che non esiste ne l’una e ne l’altra. Ma è il suo modo di coinvolgere la platea e farla divenire parte del teatro ed essere un personaggio e per tanto immortale.
CONCLUSIONE: bello. da leggere e se possibile andarlo a vedere in teatro.
marzo 13th, 2009 at 4:49 pm
Microcosm and Macrocosm